Chandramohan Sathyanathan – Translators with wombs / Traduttori con l’utero

Residenze Poetiche

Foto di Tom Langdon

Presentiamo la poesia Translators with wombs del poeta indiano Dalit Chandramohan Santhyanathan. La poesia, inedita in Italia, viene qui pubblicata nella traduzione di Andrea Sirotti e accompagnata da un commento di Flavia Tomassini.
Intermediazione letteraria di Emilia Mirazchiyska.

Tranlators with wombs

After the curse of Babel
a translator with womb
is blasphemous like
Eve nibbling the forbidden fruit.

After receiving an embryo-
a souvenir from a shot of temptation,
she gestates over it with
imagery, syntax and pours bodily self into it.

Condemned like Marie Magdalene
for giving mouth to mouth respiration
to a survivor –rescued from under the debris,
after the collapse of the tower of Babel.

The curvature of her spine
reminiscent of under-arches of bridges.
Poets gravitate to her like
disciples to a female prophet.

The undying ripples from
the crests of her giggle
from a dirty joke
drown in…

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Una domenica inedita #12: Ivan Fedeli, poesie da “Cose di provincia”

Poetarum Silva

(Il signore del luogo)

Per molti era il signore della strada
mentre passava tutto a cuore e muscoli
attaccando bottone alle donne e
al mondo. Chi tra noi abbassava gli occhi
ne aveva paura e affrettava il passo
pensando ai pensieri belli che fanno
coraggio. Forse in lui pulsava un po’
l’essenza del luogo o la diceria
di storie da nulla quasi nascondesse
in sé la poesia della gente
che scompare. Ma viveva da vivo
come un respiro un desiderio d’aria
da tenere dentro gonfiando il petto
per resistere a lungo. Lo sapevano
uomo di bar e di boccette a due
e se la rideva sotto gli occhiali
da sole verdi che nessuno sa
il colore dello sguardo. Lo chiamano
ancora Buton e appartiene ai sogni
della notte così accade alle fate
e agli elfi dei bambini. Esiste e va
sotto il sole di qui magnificamente
e Dio lo conservi…

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Inediti di Luca Benassi: “4250”

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

4250

(nome)

Forse darò un nome a questa terra
che separa il binario tre dal mare
e inciderò i segni e i colori
sul selciato della pensilina
nel taglio degli occhi che mi attende
all’altro capo della linea.
Darò un nome a questa attesa
agli annunci, alla fila delle stazioni
che scorre rossa sul monitor
mentre arriva il mio convoglio.
Si parte così, ascoltando il vento
che porta il suono della sabbia
scolpita dai passi di questa ostinazione
del ritornare all’orizzonte
dei nostri volti.

(banchina)

Sulla banchina siamo in pochi
a sfidare la corsa dei convogli
a pochi centimetri dal cuore,
la ragazza bionda che guarda il cellulare
il nigeriano che specchia il futuro negli occhiali
l’impiegato con la maglietta blu
che scende sempre a Marzocca
e il mio stare fermo sulla linea gialla
come a una frontiera
in attesa del tuo lasciapassare
che ci riporti…

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Chandramohan Sathyanathan – Serving quarantine / Scontando la quarantena

Residenze Poetiche

Foto di Tom Langdon

Presentiamo la poesia inedita Serving quarantine del poeta indiano Dalit Chandramohan Santhyanathan. La poesia viene qui pubblicata per la prima volta in Italia nella traduzione di Riccardo Duranti.

Serving Quarantine 

by Chandramohan Sathyanathan

Before being remanded to death-row of the sick,
I was locked in a cell
the size of my smart phone’s screen.
Serving my time, I read many books.

First, on pathology and medicine,
then the Indian Penal Code.
Then came lexicons of necessity,
and the end-rhyme between need and greed

Finally, books on economics to
choose between two nightmares— 
first, death heralded by a sensation of drowning,
second, the prospect of a slow, starving death. 

A little ventriloquism surrounds me.

 Scontando la quarantena

di Chandramohan Sathyanathan

Prima di essere trasferito nel braccio della malattia
sono stato rinchiuso in una cella
grande come lo schermo del mio smartphone.

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Flavia Tomassini – Poesie inedite

larosainpiu

La poesia si muove su molteplici livelli ma la sua esistenza ha un senso, stendere un ponte di comunicazione tra noi e gli altri. Sono giunta alla convinzione che trovare la propria voce sia l’unico mezzo per far sì che avvenga e lavorare a questo scopo è la mia gioia e frustrazione più grande, perché qualche volta posso ottenere quello che desidero ma altre volte devo rinunciare e ammettere che non sono riuscita nell’intento. Ci vuole coraggio per privarsi del pudore e lanciare una sfida alla distanza. Come diceva Enzo Biagi, è vero che siamo tutti isole nel mare ma è anche vero che il mare in cui ci troviamo, il mare della solitudine, è proprio quell’unico elemento che ci unisce.

Vetta

Ad un’altezza somma la quiete
avvalla le nostre solitudini.
Aspettiamo le lune,
che un contorno di luce
schiarisca la visione,
l’anima e i silenzi.
La montagna inneva
le…

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Davide Zizza – Piccolo taccuino occasionale

Davide Zizza

Non sappiamo; ignari camminiamo.
Qualche lampo in lontananza
davanti a noi, i nostri occhi impressionati
come dal flash di uno scatto: continuiamo
a volte come se la mente avesse capito,
a volte come se fosse stato un abbaglio
della notte
o un sogno.

*

Così camminiamo – con
la bufera sotto un torpore
impercettibile all’ascolto.
Scende la frontiera buia,
la pioggia bagna i balconi,
giunge all’uscio – e noi
restiamo fermi a una dogana.
Di notte questa vecchia ruggine
rinfocola un odore dimenticato
e qualche amata sillaba:
in lontananza lampi passeggeri,
unghie che graffiano il mare.

*

Leggo. Mi addormento.
E sogno di leggere il libro.
Mi sveglio.
Le pagine sono andate avanti
mentre dormivo.
Il libro si è fatto leggere dal sogno.

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♫ “Setting a poem to music is my way to embody it”. An interview to the artist and musician Josephine Foster / “Mettere una poesia in musica è il mio modo di incarnarla”. Un’intervista all’artista e musicista Josephine Foster

Le Ortique

Con il post di oggi prende avvio la rubrica Parallax – interviste a/su artiste. With this post we launch the column Parallax – interviews to/on women artists.

[italiano sotto]

‘Remarkable, ghostly music’ The Guardian

Josephine Foster is a musician and artist from Colorado. She is known to breathe new life into archaic forms, embodying the cultural archaeology of Harry Smith’s old weird America and has lent her enigmatic voice and interpretive wit to nearly two decades of recordings. She is active since 2000, releasing 18 albums – the last one, No Harm Done (Fire Records; on her website – listen below).
The voice becomes the main instrument. Her distinctive vocals accommodate a vast range of styles and subjects, from the spiritual to the psychedelic realms or inspired by poetry or Spanish folk songs, she’s a unique, refreshingly underground and cutting edge. On 27th August 2020, Josephine Foster has…

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Glen Sorestad

il giardino dei poeti

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“Betulle danzanti” – Poesie scelte di Glen Sorestad – traduzione di Angela D’Ambra (Impremix Edizioni, 2020) è un riconoscimento all’esemplarità del mondo naturale, una cartolina d’autore in cui ogni paesaggio dell’anima è una rappresentazione pittorica dipinta sulla carta, un’ istantanea immanente della forza generatrice e della realtà sensibile. I versi, mescolati ai colori raffigurati, lusingano la bellezza assoluta della natura, le immagini la raccontano come una passeggiata letteraria intorno ai luoghi amati e vissuti dal poeta in Canada. Il poeta frequenta il misticismo poetico con la prosa simbolica del verso libero, allungato, sa assorbire le sensazioni esterne e coinvolgere l’intimità dell’ispirazione, includendo lo spazio esteso di ogni inclinazione per la partecipazione profonda e solidale alla vita. Leggere Glen Sorestad è immergersi nel romanticismo dell’universo, ad equilibrio e valutazione di tutti gli eventi e delle reazioni emotive dell’uomo e del suo peregrinare. Il poeta riceve accoglienza dagli…

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