“I Poeti del Centro Italia” – Margherita Guidacci: un’inquieta vocazione

All’interno dell’antologia “I POETI DEL CENTRO ITALIA” vol. 5 dedicato a Margherita Guidacci e a cura di Bonifacio Vincenzi, trovate uno spazio riservato alla mia poesia con testi inediti e una nota critica di Davide Zizza. Sono lieta di figurare tra gli autori presenti in questo volume uscito per Macabor Editore.

Sconfinamenti, il nuovo libro di Paolo Bartolini

Sconfinamenti. Pensieri, poesia, risorse è il titolo che Paolo Bartolini ha scelto per il suo ultimo volume uscito quest’anno; il terzo di una trilogia formatasi a posteriori insieme alle altre due pubblicazioni dell’autore apparse sempre per SGEdizioni: Desiderio Illuminato e spiritualità laica (2017), Voce propria. Quasi un alfabeto filosofico (2020). Bartolini non è nuovo a scritture che operino una sintesi tra saggistica filosofica e psicologia del profondo, unitamente alla dimensione spirituale e alla coscienza politica, aspetti centrali delle sue riflessioni. Appare evidente dall’osservazione dei suoi scritti come la comunicazione delle complessità esposte per ragionamenti che siano avvicinabili anche dal lettore non esperto, sia l’indirizzo eletto della sua vocazione di analista filosofo.
La novità insolita risiede nell’aver aggiunto all’incedere metodico per quanto illuminato della prosa, il discorso vivacemente sovversivo della poesia. Ecco allora che l’indagine affrontata nella prima parte del libro tramite lo scritto teorico Un esercizio di vita e di pensiero, conquista nuova linfa nella seconda parte, attraverso la presentazione della raccolta poetica Sconfinamenti, scaturita dalla fecondità creativa dell’autore stesso.
Nella nota che introduce il cambio di guardia tra filosofo e poeta, per quanto l’uno sia connaturato all’altro e si riconosca nei testi la complementarità delle due inclinazioni, troviamo la seguente definizione che Bartolini ci dona della poesia:

La poesia fruga con tatto nella penombra del non-sapere
e ci visita per restituirci una traccia luminosa di ciò
che ha intuito avventurandosi oltre i limiti del conosciuto.

(pag.43)

Proprio la contingenza della pandemia nella quale siamo ancora ad oggi coinvolti è stata l’occasione che Paolo Bartolini ha colto per tornare all’origine del suo avvicinamento alla scrittura, posso dire, con esiti ragguardevoli di orientamento e ispirazione.

DA SALVARE

Sono acque timide,
che colano negli interstizi
della fine del mondo,
fino a vasche brillanti
dove nuotano le lucciole.
Come i dinosauri
aspettiamo la cometa
ma per vivere,
non per estinguere
i nostri amori confusi
che vanno a tentoni
nel buio, tra l’erba.
È labile il suono
della memoria che ripete
la sua strofa:
la chiocciola, la leonessa,
la scrofa,
le libellule, la spuma
sulla cresta dell’onda,
il puma,
la pioggia nei labirinti.
C’è tutto un mondo
da salvare,
che la poesia
sappia accogliere.
I tuoi occhi
bussano alla mia porta,
l’anima non è
ancora morta.


A DIO O A CHI PER LUI

Se potessi dire
con una preghiera
quello che ci serve,
così mi rivolgerei
a dio o a chi per lui:
“In questi tempi bui,
dove tutto
è diviso in parti
ineguali,
ti prego insegnami
a essere felice per gli altri,
e a farlo di cuore,
e a non dover scegliere
mai tra due mali
il male minore”.


QUANDO DIVENTAMMO FILOSOFI

Sepolto nel ricordo,
fiore umile
di un’infanzia
troppo breve:
la rugiada lacrima
dai petali allo stelo,
tace il cielo,
la nostra bocca beve
a grandi sorsi
il refrigerio di discorsi
orbitali.
Stavamo in fila
stesi nell’erba
con la testa all’insù,
cercavamo tra infiniti astri
i futuri che sarebbero
stati nostri,
chiedevamo qualcosa
che non muore mai.
Eravamo bambini
già grandi
in cerca
di guai.


NEL FAGGETO

Entrando nel faggeto mi arrendo
all’onirico scenario, seppellisco
il malessere sotto una coltre
di foglie imbrunite e di ruggine
autunnale. Mi lascio sorprendere
da un annuncio sospeso che aleggia,
da un appello rivolto proprio
a me (con te). Non piango,
né rido, semplicemente vivo.


NELLA MENTE COLLETTIVA

Mi perplime l’implume
volo del suicida
dal quarto piano
(“scende giù veloce –
gridano –
come un aeroplano!”).
Di lui cosa resterà?
Un titolo sulla prima
pagina di un quotidiano.
E nella mente
collettiva un rebus
da decifrare
ridotto incautamente
a raptus.


PANDEMIA

Popola questa solitudine
un lume di candela
esile come un’anima.
Fuori e dentro
la tormenta infuria,
noi resistiamo all’incuria
come possiamo.
Alcuni non ce la fanno,
molti perdono anche questa
occasione per diventare umani.
Perché umani,
(me lo dice un tarlo
a cui offro domicilio)
bisogna sempre
e ancora diventarlo.

https://essegiedizioni.blogspot.com/2021/02/paolo-bartolini-sconfinamenti.html