Flavia Tomassini, Inediti 2021

Poetarum Silva

Sui tetti della città dimentico
il bisogno d’amare
ciò che scorgo ma non posso
disporre nel mio immaginario:
le cose mute le lascio tornare
al loro anonimato – di chiese
e statue.

L’aurora mi precede –
delle volte indifferente
si desta senza avvisare.

*

Si fa giorno come si fa sera –
In deroga alla sofferenza.

*

Ti immagino
dietro una porta –
ogni valico
lo lascio tracciato
così che tu possa
aspettarmi.

Gli uffici sono dei musei:
scrivanie, poltrone, secchi,
tastiere, penne, elenchi,
ritratti di famiglia,
piante da interni –
un ombrello chiuso.
L’altrove perduto
in una bottiglia di vetro
vuota.

Nello svuotatasche
fedi mai indossate –
epiteti e trame
tra le chiavi mai infilate
nella toppa.

*

L’attesa è una voliera:
imito il verso –
incapace di eludere
la cattura.

Potrai credere sia stato un sogno,
era Dio col quale parlavi al banco,
un riflesso o l’eco, carta…

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“I Poeti del Centro Italia” – Margherita Guidacci: un’inquieta vocazione

All’interno dell’antologia “I POETI DEL CENTRO ITALIA” vol. 5 dedicato a Margherita Guidacci e a cura di Bonifacio Vincenzi, trovate uno spazio riservato alla mia poesia con testi inediti e una nota critica di Davide Zizza. Sono lieta di figurare tra gli autori presenti in questo volume uscito per Macabor Editore.

Sconfinamenti, il nuovo libro di Paolo Bartolini

Sconfinamenti. Pensieri, poesia, risorse è il titolo che Paolo Bartolini ha scelto per il suo ultimo volume uscito quest’anno; il terzo di una trilogia formatasi a posteriori insieme alle altre due pubblicazioni dell’autore apparse sempre per SGEdizioni: Desiderio Illuminato e spiritualità laica (2017), Voce propria. Quasi un alfabeto filosofico (2020). Bartolini non è nuovo a scritture che operino una sintesi tra saggistica filosofica e psicologia del profondo, unitamente alla dimensione spirituale e alla coscienza politica, aspetti centrali delle sue riflessioni. Appare evidente dall’osservazione dei suoi scritti come la comunicazione delle complessità esposte per ragionamenti che siano avvicinabili anche dal lettore non esperto, sia l’indirizzo eletto della sua vocazione di analista filosofo.
La novità insolita risiede nell’aver aggiunto all’incedere metodico per quanto illuminato della prosa, il discorso vivacemente sovversivo della poesia. Ecco allora che l’indagine affrontata nella prima parte del libro tramite lo scritto teorico Un esercizio di vita e di pensiero, conquista nuova linfa nella seconda parte, attraverso la presentazione della raccolta poetica Sconfinamenti, scaturita dalla fecondità creativa dell’autore stesso.
Nella nota che introduce il cambio di guardia tra filosofo e poeta, per quanto l’uno sia connaturato all’altro e si riconosca nei testi la complementarità delle due inclinazioni, troviamo la seguente definizione che Bartolini ci dona della poesia:

La poesia fruga con tatto nella penombra del non-sapere
e ci visita per restituirci una traccia luminosa di ciò
che ha intuito avventurandosi oltre i limiti del conosciuto.

(pag.43)

Proprio la contingenza della pandemia nella quale siamo ancora ad oggi coinvolti è stata l’occasione che Paolo Bartolini ha colto per tornare all’origine del suo avvicinamento alla scrittura, posso dire, con esiti ragguardevoli di orientamento e ispirazione.

DA SALVARE

Sono acque timide,
che colano negli interstizi
della fine del mondo,
fino a vasche brillanti
dove nuotano le lucciole.
Come i dinosauri
aspettiamo la cometa
ma per vivere,
non per estinguere
i nostri amori confusi
che vanno a tentoni
nel buio, tra l’erba.
È labile il suono
della memoria che ripete
la sua strofa:
la chiocciola, la leonessa,
la scrofa,
le libellule, la spuma
sulla cresta dell’onda,
il puma,
la pioggia nei labirinti.
C’è tutto un mondo
da salvare,
che la poesia
sappia accogliere.
I tuoi occhi
bussano alla mia porta,
l’anima non è
ancora morta.


A DIO O A CHI PER LUI

Se potessi dire
con una preghiera
quello che ci serve,
così mi rivolgerei
a dio o a chi per lui:
“In questi tempi bui,
dove tutto
è diviso in parti
ineguali,
ti prego insegnami
a essere felice per gli altri,
e a farlo di cuore,
e a non dover scegliere
mai tra due mali
il male minore”.


QUANDO DIVENTAMMO FILOSOFI

Sepolto nel ricordo,
fiore umile
di un’infanzia
troppo breve:
la rugiada lacrima
dai petali allo stelo,
tace il cielo,
la nostra bocca beve
a grandi sorsi
il refrigerio di discorsi
orbitali.
Stavamo in fila
stesi nell’erba
con la testa all’insù,
cercavamo tra infiniti astri
i futuri che sarebbero
stati nostri,
chiedevamo qualcosa
che non muore mai.
Eravamo bambini
già grandi
in cerca
di guai.


NEL FAGGETO

Entrando nel faggeto mi arrendo
all’onirico scenario, seppellisco
il malessere sotto una coltre
di foglie imbrunite e di ruggine
autunnale. Mi lascio sorprendere
da un annuncio sospeso che aleggia,
da un appello rivolto proprio
a me (con te). Non piango,
né rido, semplicemente vivo.


NELLA MENTE COLLETTIVA

Mi perplime l’implume
volo del suicida
dal quarto piano
(“scende giù veloce –
gridano –
come un aeroplano!”).
Di lui cosa resterà?
Un titolo sulla prima
pagina di un quotidiano.
E nella mente
collettiva un rebus
da decifrare
ridotto incautamente
a raptus.


PANDEMIA

Popola questa solitudine
un lume di candela
esile come un’anima.
Fuori e dentro
la tormenta infuria,
noi resistiamo all’incuria
come possiamo.
Alcuni non ce la fanno,
molti perdono anche questa
occasione per diventare umani.
Perché umani,
(me lo dice un tarlo
a cui offro domicilio)
bisogna sempre
e ancora diventarlo.

https://essegiedizioni.blogspot.com/2021/02/paolo-bartolini-sconfinamenti.html

Chandramohan Sathyanathan – Translators with wombs / Traduttori con l’utero

Residenze Poetiche

Foto di Tom Langdon

Presentiamo la poesia Translators with wombs del poeta indiano Dalit Chandramohan Santhyanathan. La poesia, inedita in Italia, viene qui pubblicata nella traduzione di Andrea Sirotti e accompagnata da un commento di Flavia Tomassini.
Intermediazione letteraria di Emilia Mirazchiyska.

Tranlators with wombs

After the curse of Babel
a translator with womb
is blasphemous like
Eve nibbling the forbidden fruit.

After receiving an embryo-
a souvenir from a shot of temptation,
she gestates over it with
imagery, syntax and pours bodily self into it.

Condemned like Marie Magdalene
for giving mouth to mouth respiration
to a survivor –rescued from under the debris,
after the collapse of the tower of Babel.

The curvature of her spine
reminiscent of under-arches of bridges.
Poets gravitate to her like
disciples to a female prophet.

The undying ripples from
the crests of her giggle
from a dirty joke
drown in…

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Una domenica inedita #12: Ivan Fedeli, poesie da “Cose di provincia”

Poetarum Silva

(Il signore del luogo)

Per molti era il signore della strada
mentre passava tutto a cuore e muscoli
attaccando bottone alle donne e
al mondo. Chi tra noi abbassava gli occhi
ne aveva paura e affrettava il passo
pensando ai pensieri belli che fanno
coraggio. Forse in lui pulsava un po’
l’essenza del luogo o la diceria
di storie da nulla quasi nascondesse
in sé la poesia della gente
che scompare. Ma viveva da vivo
come un respiro un desiderio d’aria
da tenere dentro gonfiando il petto
per resistere a lungo. Lo sapevano
uomo di bar e di boccette a due
e se la rideva sotto gli occhiali
da sole verdi che nessuno sa
il colore dello sguardo. Lo chiamano
ancora Buton e appartiene ai sogni
della notte così accade alle fate
e agli elfi dei bambini. Esiste e va
sotto il sole di qui magnificamente
e Dio lo conservi…

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Inediti di Luca Benassi: “4250”

DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

4250

(nome)

Forse darò un nome a questa terra
che separa il binario tre dal mare
e inciderò i segni e i colori
sul selciato della pensilina
nel taglio degli occhi che mi attende
all’altro capo della linea.
Darò un nome a questa attesa
agli annunci, alla fila delle stazioni
che scorre rossa sul monitor
mentre arriva il mio convoglio.
Si parte così, ascoltando il vento
che porta il suono della sabbia
scolpita dai passi di questa ostinazione
del ritornare all’orizzonte
dei nostri volti.

(banchina)

Sulla banchina siamo in pochi
a sfidare la corsa dei convogli
a pochi centimetri dal cuore,
la ragazza bionda che guarda il cellulare
il nigeriano che specchia il futuro negli occhiali
l’impiegato con la maglietta blu
che scende sempre a Marzocca
e il mio stare fermo sulla linea gialla
come a una frontiera
in attesa del tuo lasciapassare
che ci riporti…

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Chandramohan Sathyanathan – Serving quarantine / Scontando la quarantena

Residenze Poetiche

Foto di Tom Langdon

Presentiamo la poesia inedita Serving quarantine del poeta indiano Dalit Chandramohan Santhyanathan. La poesia viene qui pubblicata per la prima volta in Italia nella traduzione di Riccardo Duranti.

Serving Quarantine 

by Chandramohan Sathyanathan

Before being remanded to death-row of the sick,
I was locked in a cell
the size of my smart phone’s screen.
Serving my time, I read many books.

First, on pathology and medicine,
then the Indian Penal Code.
Then came lexicons of necessity,
and the end-rhyme between need and greed

Finally, books on economics to
choose between two nightmares— 
first, death heralded by a sensation of drowning,
second, the prospect of a slow, starving death. 

A little ventriloquism surrounds me.

 Scontando la quarantena

di Chandramohan Sathyanathan

Prima di essere trasferito nel braccio della malattia
sono stato rinchiuso in una cella
grande come lo schermo del mio smartphone.

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Flavia Tomassini – Poesie inedite

larosainpiu

La poesia si muove su molteplici livelli ma la sua esistenza ha un senso, stendere un ponte di comunicazione tra noi e gli altri. Sono giunta alla convinzione che trovare la propria voce sia l’unico mezzo per far sì che avvenga e lavorare a questo scopo è la mia gioia e frustrazione più grande, perché qualche volta posso ottenere quello che desidero ma altre volte devo rinunciare e ammettere che non sono riuscita nell’intento. Ci vuole coraggio per privarsi del pudore e lanciare una sfida alla distanza. Come diceva Enzo Biagi, è vero che siamo tutti isole nel mare ma è anche vero che il mare in cui ci troviamo, il mare della solitudine, è proprio quell’unico elemento che ci unisce.

Vetta

Ad un’altezza somma la quiete
avvalla le nostre solitudini.
Aspettiamo le lune,
che un contorno di luce
schiarisca la visione,
l’anima e i silenzi.
La montagna inneva
le…

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