Flavia Tomassini, Inediti 2021

Poetarum Silva

Sui tetti della città dimentico
il bisogno d’amare
ciò che scorgo ma non posso
disporre nel mio immaginario:
le cose mute le lascio tornare
al loro anonimato – di chiese
e statue.

L’aurora mi precede –
delle volte indifferente
si desta senza avvisare.

*

Si fa giorno come si fa sera –
In deroga alla sofferenza.

*

Ti immagino
dietro una porta –
ogni valico
lo lascio tracciato
così che tu possa
aspettarmi.

Gli uffici sono dei musei:
scrivanie, poltrone, secchi,
tastiere, penne, elenchi,
ritratti di famiglia,
piante da interni –
un ombrello chiuso.
L’altrove perduto
in una bottiglia di vetro
vuota.

Nello svuotatasche
fedi mai indossate –
epiteti e trame
tra le chiavi mai infilate
nella toppa.

*

L’attesa è una voliera:
imito il verso –
incapace di eludere
la cattura.

Potrai credere sia stato un sogno,
era Dio col quale parlavi al banco,
un riflesso o l’eco, carta…

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“I Poeti del Centro Italia” – Margherita Guidacci: un’inquieta vocazione

All’interno dell’antologia “I POETI DEL CENTRO ITALIA” vol. 5 dedicato a Margherita Guidacci e a cura di Bonifacio Vincenzi, trovate uno spazio riservato alla mia poesia con testi inediti e una nota critica di Davide Zizza. Sono lieta di figurare tra gli autori presenti in questo volume uscito per Macabor Editore.

Chandramohan Sathyanathan – Translators with wombs / Traduttori con l’utero

Residenze Poetiche

Foto di Tom Langdon

Presentiamo la poesia Translators with wombs del poeta indiano Dalit Chandramohan Santhyanathan. La poesia, inedita in Italia, viene qui pubblicata nella traduzione di Andrea Sirotti e accompagnata da un commento di Flavia Tomassini.
Intermediazione letteraria di Emilia Mirazchiyska.

Tranlators with wombs

After the curse of Babel
a translator with womb
is blasphemous like
Eve nibbling the forbidden fruit.

After receiving an embryo-
a souvenir from a shot of temptation,
she gestates over it with
imagery, syntax and pours bodily self into it.

Condemned like Marie Magdalene
for giving mouth to mouth respiration
to a survivor –rescued from under the debris,
after the collapse of the tower of Babel.

The curvature of her spine
reminiscent of under-arches of bridges.
Poets gravitate to her like
disciples to a female prophet.

The undying ripples from
the crests of her giggle
from a dirty joke
drown in…

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Flavia Tomassini – Poesie inedite

larosainpiu

La poesia si muove su molteplici livelli ma la sua esistenza ha un senso, stendere un ponte di comunicazione tra noi e gli altri. Sono giunta alla convinzione che trovare la propria voce sia l’unico mezzo per far sì che avvenga e lavorare a questo scopo è la mia gioia e frustrazione più grande, perché qualche volta posso ottenere quello che desidero ma altre volte devo rinunciare e ammettere che non sono riuscita nell’intento. Ci vuole coraggio per privarsi del pudore e lanciare una sfida alla distanza. Come diceva Enzo Biagi, è vero che siamo tutti isole nel mare ma è anche vero che il mare in cui ci troviamo, il mare della solitudine, è proprio quell’unico elemento che ci unisce.

Vetta

Ad un’altezza somma la quiete
avvalla le nostre solitudini.
Aspettiamo le lune,
che un contorno di luce
schiarisca la visione,
l’anima e i silenzi.
La montagna inneva
le…

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Flavia Tomassini, La vita sul pianeta (inediti)

Poetarum Silva

Flavia Tomassini
La vita sul pianeta

 

POLITICA

La vita in appartamento
mi preoccupa.
Mi preoccupano
le piogge
e le stanze,
la mancanza di cielo.
Mi preoccupa la città,
le pozze di foglie
che otturano le fogne.
D’improvviso mi preoccupa
il governo delle Nazioni.

Le difficoltà congenite.
Le malattie.
La fame,
i crampi e la sete.
Il pianeta che brucia si vede dallo spazio.
Mi preoccupa l’angoscia.

Questa nostra coscienza sociale.

L’angoscia chimica, sovversiva, territoriale.

Domina i corpi e le vite.

 

ROAD TO HAPPINESS

Percorro la stradina buia,
Johnny canta del perché
indossa il nero per gli emarginati
e l’ingiustizia
di non essere rappresentati.
Questa strada corre via
per un cavalcavia bucato dai binari.
Quando arriva il treno,
arrivano i fanali
prima di venire risucchiati
dalla voce bassa delle rotaie,
dall’uomo in nero
che predica alla radio
la strada per la felicità.
Passato il pensiero di morte,
è la…

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Fuori le tende

Un mio inedito tradotto da Riccardo Duranti

FUORI LE TENDE

L’ombra nel primo vero pomeriggio
è un’istantanea del nome da te
pronunciato fuori in strada;
così antiche siamo allora
la soglia e io, con l’ombra
arrestata fuori le tende
in un arrivo irreparabile.

OUTSIDE THE CURTAINS

The shadow in the first real afternoon
is a snapshot of the name you
uttered out in the street;
so ancient are we then,
the threshold and I, with the shadow
stopped outside the curtains
in an unmendable arrival.

Il vuoto (2019)

Standing on a beach, Antonia Jannone Disegni di Architettura, 2015
Photo credit: Marco Palmieri, Standing on a beach, 21:01 Cerchio, Circle, 2015, stampa ai pigmenti su carta cotone, cm 40 x 75. Courtesy Antonia Jannone Disegni di Architettura.

 

Per il sole che splendeva freddo
ho abbozzato la linea sul mare.
Il vento del nord delinea il paesaggio,
lo rende vivo agli uomini che cercano
la prossimità di un lido accessibile.
L’assenza completa, più netto l’orizzonte.

 

*

Se avessi una maglia da te indossata
sentirei il profumo mescolarsi
all’assenza di un cassetto
quando incorniciata nel telaio
con la valigia ai piedi del letto
ero l’indizio di un mondo
predisposto a finire.

 

*

È il rituale compreso nei bisogni,
darmi un pasto, provvedere che non manchi,
vino o liquore,
amare, piacere, inventare,
al fondo della notte toccare
il sogno incandescente,
essere vita,
ambedue in questo mondo.

 

*

Sul ponte della metropolitana
mi assopisco nella levità.
Pronuncio il tuo nome
senz’altra destinazione,
distinta, confusa in quello che vedo.
Io, lontana, sono vicina,
al fiume, agli storni di rientro.
Passano i vagoni.
Da una sponda all’altra nel vuoto.

 

*

Dalla vetrina su strada
vedo il posto per due,
a lato della sala
riconosco il separé.
Ho ravvisato le lanterne
poco distanti,
i tovaglioli nei bicchieri,
le sedie sotto il tavolo,
l’interno tale e quale,
il ristorante idem.

Manca l’azione,
fissata negli oggetti.

 

*

I bambini viaggiano lenti
hanno delle esili margherite nelle mani,
margherite di primavera,
le mettono nel piccolo palmo perché vorrebbero farne mazzi
da portare alle madri o da tenere sotto il cuscino.
Le gettano ora che la nonna è con loro,
strappano i fiori, strappano l’erba.
I corvi volano bassi,
il torpore annuncia l’arrivo,
stesa nel verde aderisco al suolo,
un fratello parte,
il secondo lo insegue a piccoli passi,
si attenuano con l’andare del tempo
fino in fondo al pendio.

 

*

L’uomo gioca con il cucciolo,
viene incontro una donna, ha un lattante
nel marsupio.
C’è un alano che li segue sotto i pini.
L’uomo toglie il guinzaglio al cane piccolo.
I due animali corrono a fianco.
Il grande è irruente,
malgrado il richiamo.
Le persone vorrebbero separarsi.
Ascolto distintamente:
andiamo, è ora di cena!
Sono alla curva quando penso di rientrare.
Non è tardi, eppure dovrebbe.

 

*

Urlavo di spavento.
Gridavo di rabbia.
Incalzata dall’imprevisto
la mia angoscia primitiva.
Non sento più il corpo irraggiarsi.
Voleva crescere fra noi, sregolato.
Distanziare il limite, confutare la teoria.
È una fotografia d’amore e il suo negativo
l’impossibile da annientare.

 

 

 

Pimiento

 

Esemplarmente
soffriggo in tegame peperoni capperi e cipolla,
indecisa se aggiungere due foglie di basilico;
sono già molto profumati.
Vi rovescio un tanto d’acqua.
I peperoni di solito ne rilasciano, ma questi no.
Si vede che sono freschi.
Al Sud o in Spagna la stagione potrebbe essere
avanti. Forse sono di serra. Acqua non ne fanno.
Si vede che sono sodi.
Non esemplarmente
sto sul discrimine invisibile
che separa senso e non – senso, così come
sul fuoco ci stanno i peperoni,
Umberto Bindi canta nelle orecchie
una prosa monotona e sentimentale.